L’Ida

Ma badate se pensavo di ritrovarmi dentro un pasticceria alle cinque di un pomeriggio congelato a pensare all’Ida. Deve essere perchè l’ho vista poco fa stesa sul suo ultimo letto, nella camera mortuaria n° 3 della Misericordia. Era tutta precisa l’Ida, preparata da mani sapienti, le solite cha quando preparano le bare lo fanno come fossero dei letti di quelli di lusso, degli albergoni barocchi. Era coperta da una specie di zanzariera color rosa pallido, come il velo delle spose di quelle più attente.

Ricordo che a mio nonno misero una fascia a tener chiusa la mandibola, prima di metterlo nel suo letto di lusso. Per la Ida invece niente fascia. Lei, la ricordo bene dietro al bancone della sua bottega, la mascella la teneva sempre serrata. Sempre in posizione battagliera era l’Ida, e col braccio destro piegato e rigido come i carabinieri quando hanno la mitraglietta ma lei no, c’aveva il dolore al braccio intirizzito, lei.

Un po’ era in guerra con Nello, il marito fornaio che si divorava i nostri libri di storia delle elementari. E quelli di scienze, pure, stando seduto davanti alla stufa a legna della cucina col pavimento in graniglia e appoggiandovi i piedoni numero quarantasei avvolti nei calzini grossi fatti a mano. Dalla Ida, probabilmente.

Un po’ era in guerra col mondo, l’Ida, secondo me. Con noi bambini però ci scherzava spesso. Fu lei a dare a mimì bambina, quando ancora io e mimì non ci si conosceva mica per bene, il soprannome di ‘socerina’, perchè parlava in continuazione e comandava; lo sport preferito dell’infanta mimì era infatti mettere in riga tutti i nipoti, maschi, dell’Ida e comandarli, organizzare i loro pomeriggi d’estate e non.

Era ma tosta, l’Ida. Ha lavorato un monte, dietro al banco e fuori. E c’aveva delle uscite buffe, l’Ida. Poi è invecchiata con rabbia, m’han detto. Pare che dal suo letto di inferma inveisse contro la figlia appellandola con aggettivi scurrili. Quando rientrava un po’ in sè poi la Carlina tornava ad essere la Carlina, la sua unica figlia, la cocca del babbo Nello che non c’è più.

Io non ce la facevo a non salutarla l’Ida.

E’ stata una icona della mia infanzia, dei nostri pomeriggi alla bottega, che quando non c’era nessuno si ciucciava il tubetto del latte condensato e una volta si sbagliò ed era pasta d’acciughe. Che schifo. E lei, ma che fate! E giù urli.

E’ stata una icona, davvero: femminista al punto giusto. Serva di nessuno, nonostante fosse nata nel 1920.

 

 

 

-Fiorella Mannoia   “Il tempo non torna più” (di nuovo una strizzata d’occhio al suggeritore TheKingOfSapo, magari anche da parte dell’Ida)

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Informazioni su mimimetallurgica

Sono io ma sono anche MimiMetallurgica e non sono ferita nell'onore, solo a volte.Ho un marito architetto ed un Pippo che CI somiglia, anche se tutti dicono che somiglia solo a lui.Al marito. Non sono un operaio siciliano ma per vivere faccio software. E per farlo son diventata una pendolare. Non é mai stata la mia passione ( il software; il pendolarismo già di più ). Diciamo che é stata più che altro una sfida. Vinta, sotto tanti aspetti ma non tutti. Diciamo che il software lo amo e lo odio. Diciamo però che ormai non riesco più a separarmene. Diciamo che se mi permette di scrivere e di leggere la vita allora lo amo di più. Mi piace perché mi permette di leggere Storie e raccontare Storie ed é dalle Storie che si impara a vivere. Mi piace perché mi permette di leggere di Canzoni e scrivere di Canozni ed é anche dalle Canzoni che si impara a vivere. A vivere meglio. Le persone, le cose e le storie presenti in questo spazio stanno a metà fra la realtà e la fantasia. A volte.
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4 risposte a L’Ida

  1. Gaia ha detto:

    un bacio all’Ida

  2. Luisa ha detto:

    Buon viaggio Ida..

  3. kefka ha detto:

    Un meraviglioso ritratto, complimenti

  4. La Zingara ha detto:

    E’ bello quando di una persona si può tratteggiare un ritratto così tangibile. Credo. Non lo so, con ‘sto fatto della memoria non ci ho ancora fatto troppo i conti.
    Anche ai miei nonni hanno messo la benda per tenere la mandibola. Quando li penso, quando cerco di formulare un ricordo come quello che hai messo giù te, mi viene da piangere e mi devo fermare.
    Mi sa che non passa…

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