Gerta

Gerta è Gertrude, la figlia di Vudi e di Iole, i fornai albanesi che ormai da vent’anni sono qua in Italia.
A lavorare. A fare il pane buono e la pizza ancora di più se possibile.
“Eh no caro Vudi, te la Gertrude una vita dietro al banco non ce la metti”, disse Tonino, il pensionato arzillo del quartierino al fornaio albanese. E Vudi rispose certo che no, se trova di meglio ben venga.
Gerta è italiana: lo è da quando ancora non camminava, ed ha frequentato scuole italiane fin dalle elementari. Parla italiano con spiccato accento toscano.
Come la maggior parte delle ragazze sue coetanee abitanti nella cittadina, Gerta si era iscritta all’università lo scorso anno, dopo il diploma.
La mimì spesso la incontrava in treno e si salutavano con lo sguardo complice dei pendolari. Poi al ritorno dal lavoro magari la sera la trovava in bottega, dietro al banco, ad aiutare babbo e mamma a servire i clienti. La incontrava sempre più spesso, anche al pomeriggio, dietro al banco. E sempre meno in treno, contrariamente alle previsioni Tonino il pensionato arzillo.
Pochi giorni fa infine, la mimì ha appreso del fidanzamento di Gerta.
Lui è un ragazzo di vent’anni dalla faccia buona come il pane del babbo di Gerta. Ha guance paffute e fin troppo glabre e se ne sta in bottega al sabato pur di fare compagnia all’amata.
Gerta lo ha presentato a tutti, mimì gli ha stretto la mano proprio sabato scorso. Lei glielo ha letteralmente pubblicizzato, dicendo che lui è il suo ragazzo, che si vogliono tanto bene, che lui è veramente quello che lei sente giusto in quanto per tenere ‘ferma’ lei ce ne vuole di pazienza e lui ce ne ha tanta (lui ha confermato sorridendo) e che la sera i genitori di lui sarebbero andati a cena a casa di lei, dai genitori di lei. Anche per festeggiare la riscossione del primo stipendio di Gerta, che ha lasciato l’università: d’ora in poi lavorerà al forno.
Mimì ha mostrato anche il suo di sorrisi, mentre il Pippo si riempiva la bocca del pane buono di Vudi, ancora caldo.
Mimì non ha mostrato invece la sua preoccupazione ed il suo lato da uccellodelmalaugurio, ecco. Ha durato un po’ di fatica ma ha sorriso e le ha detto ‘auguri’.
Auguri Gerta, a te ed al tuo innamorato.
Quando è uscita dal negozio trascinandosi dietro il Pippo che voleva rimanere a vedere le ssssintille del fuoco del forno enorme del pane buono non ha potuto fare a meno di domandarsi che cosa avrà pensato Tonino il pensionato arzillo quando ha stretto lui la mano al neo fidanzato di Gerta, che se ne stava dietro al banco.

-Gotye     “Somebody That I Used To Know”

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I bambini di Montemagro di un #lunediverso

Lunedì la mimì era in ferie. Doveva svolgere una serie di incombenze burocratiche. Ha scelto il lunedì perchè è nel pieno di uno dei suoi periodi #odioillunedi:
d’ora in avanti li chiamerà così perchè fa molto Fiorello e perchè ha scoperto che nella comunità di twittatori sono veramente in tanti a provare questa forma di odio e si sa, twitter si regge molto sulla filosofia del “mal comune mezzo gaudio”, nevvero.
Ha compilato gli ultimi due moduli per raccomandataconricevutadiritorno alle ore 15:44.  Si è dunque precipitata a prednere il Pippo alla scuola materna e, tanto per cambiare ultimamente, lo ha trovato lì da solo con la Pat, la maestra capò dai lunghi capelli, quella sempre con un filo di trucco un filo di tacco e che, forse commossa dal faccino da bimbo-che-è-rimasto-per-ultimo gli aveva costruito un aeroplano di carta che nemmeno il Mau: era enorme, color albicocca e c’era scritto Il Sole 24 Ore sulla fiancata, bellissimo.
Una volta rientrati a casa, lui, lei e l’aeroplano, le ci è rientrato persino di stirare, dopo tre mesi di solo ripiegamento mediamente accurato ed è stato stranamente bello perchè diciamolo, l’odore di panno stirato è l’odore di panno stirato…
Poi il Pippo ha fatto merenda e le ha chiesto di giocare un po’ con lui sul terrazzo. Pure questa cosa è stata bella, ed è stato bello passare dal dentro casa al fuori senza doversi mettere il giubbotto ed il cappello. Ed è stato bello sentire l’odore del pyrus chantecler fiorito nel giardino dei dirimpettai e di cui il Mau conosce il nome e non so per quale motivo e non lo voglio sapere (che abbia in mente di darsi al vivaismo, da sempre “fiorente” attività della cittadina??).
E’ stato bello poi avere il nonno Oli che ha preso il Pippo e lo ha portato a casa sua a cena mentre la mimì usciva a correre prima di raggiungerli.
E’ stato poi durante la ginnastica nei campi di quel luogo un po’ senzatempo che è Montemagro, lì vicino a casa,  che la mimì ha visto una cosa che le è piaciuta tanto. Ha visto dei bambini giocare al pallone. Avevano parcheggiato le loro biciclette appoggiandole alla staccionata del maneggio e se ne stavano poco più in là a giocare. Liberi.
Quando ha cominciato a fare buio hanno ripreso le loro bici e si sono avviati verso casa. Liberi. Bambini di dieci anni ma anche meno. Liberi. Nel campo a giocare fra l’odore dei pyrus del mau ed il puzzo delle escrementa di cavallo.
Come faceva lei, trenta anni fa. Liberi come trenta anni fa.
Questa cosa l’ha  fatta andare a letto contenta, la mimì, in un lunediverso davvero.

 

-Simon & Garfunkel  “The Boxer”

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Tempo, comunque vadano le cose lui passa….

Stamani in treno pensavo.
Pensavo che lo so che sarebbe bello volere e poter scrivere con regolarità. Aiuterebbe la mente. E pure l’intestino.
Io non  lo so come fanno quelle/quelli che trovano sempre il tempo di farlo. Anzi quelli con la “i” lo so, sono uomini, quindi hanno il tempo e/o non appena si accorgono di non averne se lo ripigliano. Loro.
Nelle ultime settimane comunque la mimì ha sopperito alla mancanza di regolarità scrivana e non con:
-  lo svolgimento compulsivo di urgenze lavorative, che poi quando ne nasce una le altre son tutte lì, frustrate, che aspettano e si agganciano alla catena con veemenza. Si autoalimentano, le urgenze.
- facendo la spola tutti i fine settimana fra la mimìcasa e la casina al paesello di nonna Oli,  onde permettere al Pippo di coltivare la sua nascente e potente passione per lo sci, chè si sa, le passioni degli infanti hanno da esser alimentate, pena la nascita di nervosismo e complessi a gogo. E di questi sinceramente bastano e avanzano quelli del babbo e della mamma, diciamocelo.
- girando inutilmente per negozi in cerca di merce non in saldo, bensì in strasaldo, visto che è marzo inoltrato e riuscendo solo a constatare quanti begli stivali ci sono. Numero trentanove: lei porta il femminilmente inflazionato trentasei.
- lanciandosi quindi nell’acquisto consolatorio di una camicetta-body che le tira al seno perchè da quando è  uscita dal puerperio, anni or sono, si è segretamente convinta di aver perso tre taglie e invece a quanto pare zitta zitta ne ha perse solo due. Però la camicia è bellina dammorì, speriamo non stinga che son due giorni che è strizzata dentro la lavatrice da stendere…
- concedendosi ben due uscite sfamigliate molto alternativo-trasgressive: una gita con questa amica qui presso gli studi televisivi romani de “La prova del cuoco”, dove ha conosciuto uno spaccato di italia a tratti agghiacciante e a tratti divertente ed una uscita serale al cinema per vedere la Charlize Théron in Young Adult, uscendone un po’ agghiacciata e un po’ divertita. Come dalla “La prova del cuoco”, ecco.
- assumendo fermenti lattici mattina e sera. Per la regolarità intestinale, che però tanto se lei non scrive con i giusti ritmi non migliorerà mai.

-Diana Ross  “When we grow up”

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Vabbè via…

Vabbè via, prenderò un giorno di ferie pur di scrivere qualcosa sul blog e leggerne dei miei affezionati.

Sennò non c’è verso. A me tutto non c’entra nel tempo che è il tempo in taluni periodi. Per esempio ci sarebbe da comprar le scarpe al Pippo, da trovare il tempo per farlo.

I soldi li ho trovati, ora manca il giorno libero.

La Mimì suggerisce un lunedì. Si deve essere accorta che ultimamente non sopporto il lunedì. Mattina, soprattutto.

 

 

- Depeche Mode   “Try Walking In My Shoes”

 

 

 

 

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Il mondo di Patti. Quello vero

Stavo guardando (e ascoltando) su iutùb i video delle canzoni che a Sanremo si son piazzate sul podio. Così, per rimettermi un po’ in pari chè sennò la mimì mi dice che sto fuori dal mondo.

Mentre le rispondo che oh, è stato il compleanno del Pippo, c’è stato da preparare un rinfresco per quindici persone ed il tutto è coinciso pure con la prima volta del Pippo stesso sugli sci, lei mi dice oh, guarda! C’era pure LEI.

LEI sembra un uomo. Un uomo coi capelli lunghi. Senza trucco, con tutte le sue rughe, gli zigomi stanchi attorno a due occhi appagati. Una faccia che sa di vita, di dolori ma anche di tante soddisfazioni.

E di fronte alla faccia e alla voce di LEI, la farfallina sull’alto-coscia dell’alta subrette sembra piccola. Ma piccola eh.

Menomale.

 

-Patti Smith   “Because The Night”

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Stasamento e commento

Ieri sera la mimì è tornata in palestra dopo la pausa comandatale dall’otite molesta e sinusite selvaggia. E’ stato lì, sul tapirulan, che è avvenuto lo stasamento delle orecchie improvviso e tanto agognato che quasi le gira la testa e cade di sotto avvolgendosi al tapirulan stesso.

Si é sentita una donna nuova: una vera e propria rinascita dopo giorni di sentori ovattati e fischi continui nella testa.

Si è inoltre resa conto, dopo dieci giorni di inattività fisica o quasi, che almeno due “sedute” in tale loco (sedute sta cippa…) sono la condizione necessaria e sufficiente affinchè le sue coscette di gallina differiscano da quelle dei polli di allevamento non a terra.

-Madonna    “Give Me All Your Luvin”

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Lana da sinistra

Riporvare l’ebbrezza di un attacco di otite old style è cosa unica.

Era davvero tanto che non ci incontravamo io e lei. Dai tempi delle scuole medie .

Invece con Lana ci siamo incontrate su youtube di recente. E val la pena di ascoltarla anche col solo oercchio sinistro, in effetti.

 

-Lana Del Rey  “Video Games”

 

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