Mio figlio si chiama Lang

Mio figlio si chiama Lang. Io faccio l’avvocato. L’avvocato divorzista.

Mio figlio si chiama Lang, roba che una volta un mio amico informatico con cui uscivo e andavamo al cinema di pomeriggio a limonare mi disse che LANG era la sigla che stava per language, in gergo informatico. Sì perchè io mi misi a leggere un libro che aveva nello zaino per vedere se ci capivo qualcosa. Ma non ci capivo nulla. E poi al cinema era buio, pure se era pomeriggio.

Lui ora lavora in una multinazionale, ogni tanto lo incontro in treno quando ho udienza nel capoluogo. Ha sposato una ingegnera ed hanno fatto due bambini, un maschio ed una femmina. Da manuale. Un’altra famiglia perfetta, a volte mi sento circondata. Lui è smepre il solito, solo ha meno capelli ma è sempre bello e mi fa i complimenti e mi dice che sono una bella mora. Avvocato divorzista bella mora.

Pure mio figlio è moro. Si chiama Lang perchè è cambogiano. Io ed il mio compagno ce lo siamo andati a prendere in Cambogia perchè a noi i figli mica ci venivano. A volte penso che io e suo babbo non divorzieremo mai. A volte invece, quando mi sento sola perchè lui lavora fuori e non c’è quasi mai ed io devo fare tutto, sempre con Lang alle calcagna, penso che non è giusto e mi viene un po’ di rabbia. Ma poi mi passa, e penso che ne abbiamo passate tante assieme, noi ed i nostri capelli neri.

E adesso fra noi c’è Lang, cambogiano e  coi capelli neri neri e dritti dritti . Parla toscano adesso, è simpatico e affettuoso, a modo suo. Un po’ casinista.

Lo abbiamo iscritto a judo perchè dicono che ai casinisti fa tanto bene. Lì in palestra ha trovato un amico biondo e con gli occhi blu e le ciglia nere, solo quelle son nere. L’antitesi insomma. Ma a vederli assieme son tanto bellini. Si fanno i dispetti, si dicono le cose brutte e quelle belle.

Il suo amico si chiama Pippo, e c’ha la mamma che la mattina è sempre sul treno, ora che ci penso ecco dove l’ho vista….

-Max Gazzè   “Sotto Casa”

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Una delle poche frasi degne di nota in un periodo di routine demolente fatta di cazzi e mazzi da risolvere e di cose e/o situazioni che sono immobili da una vita e a volte non se ne pole più, ma tanto l’importante è la salute

Pippo:

-AAAGGGGHHHHHHHHH quando la mamma diventa aggressiva è un grossso probleeemaaaaa

Mimi mamma:

-Ma che dici Pippo? O non stiamo giocando?

Pippo:

- Sì ma quando ti vien quella faccia da tutto solletico io ho paura ….

 

-Antonio Maggio  “Mi servirebbe sapere”

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Storia a pezzetti (o a pezzi…)

Pure il Papa ci lascia.

Si è spaccato pure il suo, di meccanismi.

Ma la cosa veramente ma veramente terribile per questa epoca che stiamo vivendo è che muore un’altro account Twitter, mio dio.

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Giàcchetussèlì …

Domenica mattina.

Pippo sdraiato sul divano in tuta di felpa, con un calzino sì ed uno no:

-mamma giàchettussèlì midai il telecomando….

La mimì è stata percorsa da un brivido che le è arrivato fino ai calcagni. Ha visto una situazione fatta da figlio unico di mamma servente ed ha risposto no alzati e prendilo, che mamma è qui che da l’aspiralpolvere.

E, giàcchetussèlì Pippo, metti a posto anche le scarpe che sennò aspiro pure quelle.

-Lorenzo Jovanotti   “Tensione Evolutiva”

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Cose che contano

Ci son cose che contano molto, al rientro di una lunga sosta in linea con le vacanze scolastiche, piena di casalinghismo full-time e ammogliettinamento spinto che è quasi troppo.

Conta molto per esempio, in un rientro nebbioso e umido e buio, sapere che Mirela torna, la dolce aiutante e pulente e riordinante Mirela.

Conta anche accorgersi alle due di notte buia prima del rientro buio, che il mau marito non ha smontato le piste dei trenini elettrici del Pippo come gli avevi cheisto gentilmente tu al fine di facilitare il lavoro alla dolce Mirela, pestandole e imprecando, per poi leggere subito dopo un post-it salva matrimonio che recita la frase ‘ i trenini li smonto domattina presto’.

Per me queste son cose che contano, fate voi.

- Asaf Avidan”One Day”

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DellaMortedellAmore

La morte pare un argomento ricorrente nei Pippo pensieri dell’ultimo mese. Ne chiede spesso, ci rimugina, calcola, decide e poi espone, a tratti ma solo a tratti, le sue teorie in proposito:

-Mamma. Pensavo: Pippi calzelunghe la mamma ce l’ha in cielo vero?

-Eh, sì Pippo, sì.

-Ma non era vecchia se era la sua mamma. O non si muore da vecchi?

-Eh, no Pippo. A volte no, si muore anche da giovani purtroppo.

- Vabbè se tu ed il babbo morite io vi dico ora che mi dovete mandare nella famiglia del mio super amico di scuola Franceso Lucini, quello che c’ha il babbo che nel tempo libero fa tutti i modellini a motore degli aerei, delle barche e delle macchine, capito? E se morite da vecchi, quando avrete 60 anni, ricordatevelo e mandatemi sempre lì.

 

Io comunque lo dicevo che Pippi Calzelunghe mi faceva tanta tristezza da bambina.

 

 

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Di quelli che se la raccontano. Troppo.

Stamane in treno come al solito ascoltavo. E sentivo tutti quelli che se la raccontano. Sono in tanti, quelli che se la raccontano.

Cioe’, intendiamoci, tutti ce la raccontiamo se vogliamo vivere. Ma c’è chi esagera. Come dire.

C’è chi se la racconta di brutto, su tutto. Su quanto è interessante il lavoro che fa. Su quanto conta il lavoro che fa. Che se non ci fosse ecco sarebbe un casino insomma.E mica tutti son medici del pronto soccorso o di quelli senza frontiere, per dire. E nemmeno sostituti procuratore antimafia o come si dice. Eppure, se la raccontano che è un piacere sentirli. A volte.

A volte no, dipende dalla mattinata, credo. O dal livello del giramento di coglioni, che a sua volta varia in base a quanto TU sei in grado di raccontartela in quel determinato periodo.

Ma. Ma comunque ecco in generale, ascoltando tutte queste fasi del raccontarsela, sia io sia mimì conveniamo che raccontarsela è importante.E’ importante per crederci. E’ importante per vivere.

Ma. Ma come in tutte le faccende di una certa importanza, l’esasperazione è deleteria, distruttiva.Così come negare sempre e comunque la negatività porta negatività (questa non è nostra, io e mimì l’abbiamo sentita ad un seminario, rigorosamente gratuito ma tenuto da uno simpatico). Insomma l’esasperazione esaspera, anche chi ascolta.

Coloro che se la raccontano meno di tutti in treno, sono le badanti, o le signore e/o signorine che prestano opera nelle imprese di pulizie. Sono signore e/o signorine dell’est, che con la loro modestia nel raccontare e la loro umiltà nell’ascoltare sembrano ancora…. nell’est. In quell’est di prima che il muro diventasse polvere e disegni.

Quando le vedo ricordo spesso, soprattutto in mattinate come quella di stamani, che quando io, ragazza occidentale piena di valori occidentali smisi di raccontarmela, mi toccò dopo qualche mese andare a farmi insegnare da uno come ricominciare a raccontarmela. Ecco in effetti a raccontarmela come mi ha insegnato lui, che poi è uno che ha studiato insomma, ci si è preso pure una laurea e di quelle con l’ordinamento vecchio per intendersi  in questa cosa, è un po’ diverso. Forse più fluido. Forse anche più lineare, meno impegnativo, meno da denti stretti e mandibola serrata.
Chissà magari ha una moglie che viene dall’est ….

L’unica cosa è che adesso loro, quelli che se la raccontano ed esagerano, e son tanti,  mi sembran tutti ‘strani’ ecco; tutti lontani. Tutti ‘persuasi’, che l’amico Marlon mi passi la licenza poetica. Chissà, forse è aumentata la frequenza della sensazione di solitudine, ma credo ne sia valsa la pena.

Tanto quella c’era anche prima, non barare mimì. Pure James Bond si sente tanto solo a volte, figurati, e sai lui il lavoro importante lo fa davvero, no mimì ?

 

-Adele    “Skyfall”

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